Torno per l'ultima volta sulla questione Beppe Grillo. Gran parte di quello che penso, specialmente nel merito dei tre punti del V-day, è sintetizzato dall'ultimo post di Daniele Luttazzi, leggetevi quello e riflettete.
Quei 300mila firmatari (e secondo Beppe Grillo potevano essere di più) non si sono certo fermati a pensare ai punti poco chiari delle tre proposte di Grillo, punti che mi fanno sembrare le sue tre proposte ben poco condivisibili, laddove molti sostengono che sono giuste e sacrosante.
1. Politici condannati fuori dal Parlamento. Ma anche in primo e secondo grado, dove esiste la presunzione di innocenza? E poi: anche se il condannato ha già scontato la sua pena? E se sì per tutti i reati? Il primo punto è ovviamente anticostituzionale: la strada da percorrere è rendere più veloce il sistema giudiziario, non colpevolizzare a priori persone sotto processo. Sugli altri punti Beppe Grillo non ha spiegato nè chiarito niente: meglio gridare Vaffanculo e ignorare le discussioni, piuttosto che impegnare la testa della
"V-generation" con la fastidiosa pratica del ragionamento.
2. Solo due legislature? La proposta parte dal presupposto che un politico sia necessariamente un arraffone incapace, e se l'uomo della strada può pensarlo, una legge non può partire da questo presupposto. La politica è un mestiere, e se praticato bene, come tutti i mestieri, diventa più efficace con
l'esperienza. Non tutti i politici praticano bene la politica, ma non si può presupporre per legge che nessuno lo faccia, e che l'esperienza maturata in quel sia qualcosa a cui rinunciare a cuor leggero. Un politico meritevole e che lavora per il paese
deve poter fare più di due legislature.
3. La preferenza. Molti si sono dimenticati che la preferenza è stata abolita perchè esistevano studi che dimostravano che
favoriva il clientelismo. Perchè Beppe Grillo non propone un colleggio uninominale alla francese, che piace a molti, unendo i pro del sistema attuale alla possibilità di votare le persone e non i partiti, invece della preferenza che è una roba vecchia e fallimentare? Semplice, perchè "collegio uninominale alla francese" è un termine che potrebbe far faticare troppo le menti della "V-generation" e 300mila firme se le scorda, mentre "preferenze" piace a chi pensa in termini di "scelgo chi mi pare" senza ragionare sulle conseguenze generali.
Da notare che Beppe Grillo non risponde mai a questi dubbi e critiche, espressi non solo da me ma, per dire, da Eugenio Scalfari e da Daniele Luttazzi. Le sue risposte evocano la ripulsa per gli "intellettuali" (secondo un vecchio assunto sposato anche dalla chiesa cattolica per cui ragionare sulle questioni è un modo per fregare la gente), oppure lo sfottò (lo fa notare Luttazzi), oppure semplicemente ignorando le critiche.
Si dice: "tolto questi problemi, almeno lui ha fatto qualcosa". Però questo è uno dei casi in cui
il fine potrà anche giustificare i mezzi, ma i mezzi condizionano il fine. Stando a quanto detto sopra ecco il modello che promuove Grillo:
1. Una discussione su proposte di legge (quindi roba seria, la legge condiziona la vita delle persone) fatta in base a slogan e concetti semplici ma attraenti, in cui si considerano solo i pro ignorando deliberatamente i contro
2. Un rifiuto totale di ogni forma di discussione e di ragionamento logico sulle questioni che si vogliono affrontare. Si richiama la pancia, non la testa, perchè una massa che agisce con la testa non è così motivata e ordinata come una massa che agisce sulla base di un sentimento.
Se oggi lo fa per promuovere idee su cui alcuni sono d'accordo o sollevare problemi che effettivamente esistono, riflettete su questo: ogni volta che questi mezzi vengono usati, diventano sempre più facili e accettati dalla massa. E il fatto che dietro
non vi sia alcuna forma di discussione del merito fa sì che l'accettazione non dipenda dal contenuto delle proposte, ma dal carisma di chi le porta avanti e dalla situazione socio-culturale contingente. L'equazione Grillo=Berlusconi non sembra più tanto campata per aria eh?
"Sì ma Grillo ha sollevato un problema che esiste, quello del distaccamento della popolazione dalla politica". Sì ma come propone di risolvere questo problema? Ecco come: i politici che ci sono devono andarsene a casa. Così altri prenderanno il loro posto è la distanza tra paese e politica resterà lo stesso.
Che la politica debba fare un passo verso il paese è innegabile, ma quello che Grillo colpevolemente dimentica è che
anche il paese deve fare un passo verso la politica. Invece Grillo "non vuole fare un partito", vuole "distruggere quelli esistenti", vuole "ripulire il parlamento", e poi? E poi tutto sarà come prima e gli insofferenti della politica saranno nelle mani del prossimo urlatore dallo slogan facile.
Il fatto che un sondaggio dell'Ipr marketing mostri che molti dei sostenitori di Grillo non lo sosterrebbero più se entrasse in politica è la chiara e lampante dimostrazione che questo distacco tra paese è politica
non è solamente dipendente dalla qualità dei politici, ma anche da un intrinseco clima culturale antipolitico, che Beppe Grillo cavalca aggravando i problemi che pretenderebbe di risolvere.
E adesso che ho dimostrato che io ho ragione e tutti gli altri torto, credo che non ritornerò più sul tema Beppe Grillo.